Identità Golose – Valle dell’Acate punta in alto nell’anno della svolta

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di Raffaele Foglia

Gaetana Jacono pronta a nuove sfide: «Ma la principale è valorizzare il Cerasuolo di Vittoria»

GAETANA JACONO«Questo è l’anno della svolta». Lo ripete più volte Gaetana Jacono, durante la visita alla cantina di Valle dell’Acate, in Sicilia. Lo dice con un sorriso che mostra anche un grande orgoglio per la sua famiglia, per la sua terra, per i suoi vini.
«Siamo qui da sei generazioni – spiega Gaetana Jacono – Agli inizi si lavorava per produrre il vino sfuso da mandare in Francia, a Marsiglia. L’export dei nostri vini era molto importante, a quei tempi. A metà dell’800 viene acquistato il fondo a Bidini. L’esportazione dei vini nel Ragusano si manteneva con il Cerasuolo di Vittoria, che in realtà era Frappato in purezza». Si utilizzava ancora il palmento, che era l’antico sistema di torchiatura delle uve: la struttura fa tuttora parte di Valle dell’Acate, come sorta di museo.
Ovviamente, rispetto agli inizi, la produzione è cambiata. «Nel 1981 viene costruita la nuova cantina che è sovradimensionata rispetto alle nostre attuali esigenze. Ma questo perché all’inizio doveva essere una cantina cooperativa che raggruppava i vari piccoli produttori della zona di Acate. Ma evidentemente la Sicilia non era ancora pronta a un progetto sullo stile Trentino-Alto Adige: infatti nelle annate buone i soci vendevano le uve all’esterno della cooperativa, perché venivano meglio pagati, mentre nelle annate cattive tornavano alla cooperativa, perché sicuri di avere un incasso».


Una situazione che, ovviamente, non poteva andare bene: successivamente sono stati fissati dei paletti qualitativi ben precisi, e pian piano i soci se ne sono andati. «Di quei soci, non è rimasto nessuno: anche l’ultimo, Francesco Ferreri, ha lasciato. Ora siamo totalmente autonomi, è l’anno della svolta. Ho carta bianca e posso portare avanti con forza tutti i nostri progetti». Che si traducono in ricerca di qualità e di valorizzazione del territorio.
Per quanto riguarda la produzione dei vini, l’enologo è Carlo Casavecchia: «Si tratta di una collaborazione che prosegue da alcuni anni – ribadisce Gaetana Jacono – Perché un piemontese? Perché credo che i grandi vini rossi si facciano in Piemonte, e noi vogliamo portare questo stile nelle nostre produzioni».
Una filosofia da applicare in particolare al Cerasuolo di Vittoria. «Che però paga un caro prezzo, quello di essere confuso con il Cerasuolo d’Abruzzo – sottolinea con amarezza Gaetana Jacono –  Per cui il consumatore tende subito a pensare a un vino rosato, leggero, mai più si immagina che il Cerasuolo di Vittoria sia un vino importante, di struttura, che possa fare anche anni di affinamento».
In questo momento, Valle dell’Acate può contare su 80 ettari vitati. «Attualmente produciamo circa 350mila bottiglie, ma entro pochi anni dobbiamo pensare di arrivare a 400-450mila bottiglie, ma sempre con un percorso qualitativo alto». Ma c’è anche una grandissima varietà di terreni, ognuno maggiormente indicato alla produzione di un singolo vino. A partire dalla terra gialla, con i vigneti che si trovano sulla costa in un’area di tipo sabbioso-argilloso: da qui arrivano le uve per lo ZagraGrillo in purezza che riesce ad avere una piacevole nota sapida e minerale.
Terra bianca, di natura calcarea, ideale per il Bidis, uno Chardonnay elegante e sapido. Terra nera con ciottoli di colore bianco, perfetta per il Frappato, vino fresco e dall’estrema bevibilità, dove le note di frutta rossa la fanno da padrona. Terra rossa, con sabbie rosse chiare e scure: quelle scure sono indicate per il Nero d’Avola, mentre quelle chiare danno risultati migliori con il Frappato, e la loro unione (60% Nero d’Avola, 40% Frappato) danno vita a un Cerasuolo di Vittoria Classico che, assaggiato nell’annata 2017, dà piacevoli sensazioni nell’immediato e ottime prospettive per il futuro.
La terra nera, invece, conferisce al MoroNero d’Avola, una buona struttura e un tannino di buona forza, con intensità olfattive notevoli. La terra rosso arancio si trova in un vigneto coltivato nella parte più alta della costa a circa 200 metri sul livello del mare.
Terreni molto leggeri con struttura sabbiosa di colore rosso-arancio danno vini di grande struttura e complessità. Qui viene prodotto Iri da Iri, vino sul quale Gaetana Jacono punta moltissimo.
Un progetto sposato dall’enologo Carlo Casavecchia che punta a far uscire il Cerasuolo di Vittoria almeno dopo 5 anni dalla vendemmia, con un lungo affinamento che permette di far capire le reali potenzialità di questo vino.
Infine c’è la terra ocra, di struttura cretosa con buona quantità di sabbia: qui il Nero d’Avola produce non più di 800 grammi di uva per pianta, e ne nasce il vino Tané, che in siciliano vuol dire proprio Gaetana.
Ma non è tutto qui: perché c’è anche il progetto Bellifolli: «Volevamo fare dei vini più semplici, più adatti ai giovani, ma comunque di qualità. Proprio per avvicinare le persone al vino». In azienda, poi, c’è anche una bellissima area per l’ospitalità, cioè la Casa del Gelso, che è diventata The House of Pairings: ma per questo vi rimandiamo al sito internet.
Gaetana Jacono conclude: «Nella vita, io dovevo fare la farmacista, avevo studiato per questo. Ma sentivo l’esigenza di dover portare avanti questo orgoglio di famiglia. Ripeto, è l’anno della svolta: non ci sono più soci, mio papà Giuseppe si può dedicare totalmente alle vigne e io gestisco la società».

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IDENTITA’ GOLOSE

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