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Dal rosso dei supertuscan al perla delle bollicine del Nord-Est e del Garda, dai cru celebri al recupero di vitigni dai profumi dimenticati ma straordinari: l’arte antica quanto l’umanità, coltivare la vite, è sempre più mestiere di donne. Imprenditrici e manager alzano qualità ed export.

[…] Sette terre per sette delizie: Gaetana Jacono

Per Gaetana Jacono il vino è cultura e la cultura si prende dal passato e si porta nel futuro: “All’inizio qui ho avuto difficoltà a far capire che i vini di Valle dell’Acate brillavano per eleganza e non per potenza”. Così questa donna naturalmente elegante i suoi vini sicialiani li ha portati in America: un successo strepitoso. Il Cerasuolo di Vittoria, un blend di Nero d’Avola e Frappato, è stato denominato food friend per la sua facilità di abbinamento. Nella valle, dove 70 ettari sono coltivati biologicamente, nel feudo Bidini, a Vittoria (Ragusa), Jacono ha ristrutturato l’azienda dando vita al progetto “7 terre per 7 vini”: terra nera per Il Moro, Nero d’Avola; nera con pietre bianche per Il Frappato; rossa per il Cerasuolo di Vittoria; ocra per il Tané; bianca per il Bidis; gialla per lo Zagra; rosso arancio per Iri da Iri. Quest’ultimo prende il nome dall’ultimo canto del Paradiso di Dante (due iridi che si riflettono e fanno uscire il sole), è un Cerasuolo di Vittoria Cru Docg che dopo 5 anni di affinamento in cantina conserva caratteristiche di freschezza. E per avvicinare i giovani al vino, quattro proposte che parlano il loro linguaggio “Bellifolli”.

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La prima, e speriamo l’ultima, vendemmia con la mascherina, che ha costretto tutte le aziende a cambiare le abitudini per adattarsi alle misure di contrasto all’epidemia. Una vendemmia meno abbondante della precedente ma, in moltissimi territori, di eccellente livello qualitativo. Una vendemmia iniziata in pantaloncini da mare e finita con i giacconi da inverno per il calo molto veloce delle temperature. Ecco dunque il quadro d’insieme della raccolta dell’uva 2020 composto dai racconti delle Donne del Vino di tutta Italia. Non vi aggiungo i miei, dalla Toscana, ma vi assicuro di essere molto molto soddisfatta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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di Lorenzo Frassoldati

La natura dei terreni dell’isola è diversificata e si passa dai suoli argillosi della Sicilia occidentale dove prevalgono vigneti a spalliera di uve rosse fino a quelle vulcaniche che danno vini di grande finezza.

 

[…] FRAPPATO VITTORIA DOC Valle dell’Acate
Un rosso di grande personalità, fragrante e fresco, da mettere sia sul pesce sia su salumi e formaggi. E’ il must della cantina di Gae- tana Jacono, 80 ettari di vigneto (oggi tutti bio) da sei generazioni in mano alla famiglia. Valle dell’Acate produce vini solari, eleganti da 7 territori che regalano unicità e identità ai vini. Grande attenzio- ne alla salvaguardia dell’ambiente (acqua, energia) e valorizzazione delle uve autoctone tipiche della Sicilia sud-orientale.

 

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Innovative ma fedeli alla tradizione, dall’Alto Adige alla Sicilia. Ecco le 15 signore del vino in Italia

Il vino italiano ha conosciuto due rivoluzioni parallele: man mano che cresceva la sua qualità è aumentata la presenza e l’importanza delle donne. […]

Si è laureata, invece, in farmacia, Gaetana Jacono, ma subito dopo ha sentito anche lei il bisogno di tornare alle origini: rappresenta la sesta generazione di una famiglia di viticoltori e oggi è responsabile della tenuta Valle dell’Acate, 100 ettari di terra nella Sicilia sud-orientale, dove si è imposta per l’infaticabile intraprendenza.

“Da quanto mi occupo dell’azienda”, dice senza falsi pudori, “la produzione è passata da 30 a 400 mila bottiglie”. Ma non si può limitare il bilancio a queste due cifre, dimenticando lo studio scientifico che le ha permesso d’identificare nella proprietà sette tipi di terreno, ognuno dei quali adatto a ottenere un particolare tipo di vino, e l’impegno per diffondere nel mondo la conoscenza della sua terra che l’è valsa, nel 2013, la nomina a Brand Ambassador del Cerasuolo di Vittoria e del territorio ragusano.

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La storia di questo vino, come tante storie che riguardano la Sicilia, è un insieme di leggenda, mito e realtà. Difficile capire dove inizia l’uno e finisce l’altro e forse proprio per questo tutto ciò che riguarda quest’isola, benedetta e maledetta, ha un fascino unico, irripetibile. E’ assodata l’origine prettamente greca della vitivinicoltura sicula,  è “nata”  nella Sicilia sud-orientale, intorno alla città di Siracusa, la prima e più importante colonia greca. Da lì è iniziata la diffusione della vitis vinifera e la fama dei vini siciliani in tutto il Mediterraneo. Ne sono una prova tangibile il ritrovamento,  durante gli scavi di Pompei, di anfore vinarie che riportano il nome del  quel luogo, ossia Mesopotamio. Infatti,  la  fascia di territorio compreso tra i fiumi Dirillo e Ippari – in scala una sorta di  Tigri ed Eufrate  per la ricchezza e la fertilità dei suoli -, fu chiamata dai Romani, non a caso, Plaga Mesopotanium. Read more…

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di Anita Sciacca

Vigneti secolari scorrono su morbidi colli e circondano una tenuta storica, che apre le sue porte e rileva ricette e sapori di una terra unica e di una grande famiglia del vino siciliano

«Il vino accompagna l’uomo nella storia. Il vino è cultura e la cultura non s’interrompe: si tramanda. Si prende dal passato e si porta nel futuro». Così inizia il racconto di Gaetana Jacono che con passione e determinatone gestisce l’azienda di famiglia Valle dell’Acate, in provincia di Ragusa. L’amore per le sue origini, per la conoscenza della viticoltura tramandata di generazione in generazione, per il territorio tra Ragusa, Vittoria e Modica in cui sorge —uno dei più morbidi e pieni di fascino della Sicilia — e per il Cerasuolo di Vittoria, uno dei vini più antichi della regione: sono questi i motivi che hanno spinto Gaetana a voler intraprendere questo mestiere e abbandonare quello di farmacista per cui aveva studiato seguendo i desideri del padre. Ha iniziato il suo percorso portando i suoi vini negli Stati Uniti cercando di far conoscere il vino siciliano all’estero, per poi tornare nella sua Sicilia orientale con l’obiettivo di lavorare al vino al lei più caro, il Cerasuolo. Nel 2019, con l’enologo piemontese Carlo Casavecchia, dopo 5 anni di invecchiamento in cantina, ha presentato la prima annata di Iri di Iri, il Cerasuolo di Vittoria Cru Docg classico, confermando la sua profonda convinzione che potesse essere un vino di lungo invecchiamento. Una vera scommessa sul territorio, quella di Gaetana, che con il progetto 7 terre per 7 vini ha valorizzato i vigneti siciliani associando a ogni vino il terreno più idoneo, tutte coltivazioni certificate bio.

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di Manlio Giustiniani

La mia estate è stata ovviamente all’insegna di Champagne rosé, ma altrettanto ovviamente ho trascorso qualche giorno di vacanza nella mia Sicilia. E uno dei ricordi più indelebili è stato un maialino dei nebrodi al mandarino e rosmarino in abbinamento all’ultimo vino di casa Valle dell’Acate, il Cerasuolo di Vittoria “Iri da Iri”, servito leggermente fresco. L’avevo già degustato tempo prima, assieme Gaetana Jacono, l’anima solare dell’azienda.
Il suo “grande sogno”, infatti, è un’azienda agricola perfetta, contemporanea, sostenibile e grazie alla ricchezza e alla tradizione di 6 generazioni di imprenditoria agricola, unita alla sua visione e al lavoro quotidiano, questo sogno è sempre più vicino. Una sfida da vincere per le generazioni future.
Il punto di partenza è la terra, dalla quale è nato il progetto “7 terre per 7 vini” frutto di 50 anni di sperimentazioni, prima empiriche poi analitiche, che hanno indicato il terreno giusto caratterizzante la vigna, con un’espressione unica del vino.
Da quando Gaetana si occupa dell’azienda, vent’anni oramai, la produzione è passata da 30.000 a 400.000 bottiglie. Negli anni hanno ristrutturato gli edifici storici, il palmento, l’antica dispensa, e hanno costruito la nuova barricaia, con un’architettura semplice e razionale.
La parola chiave dell’azienda quindi è innovare. Un’innovazione che, grazie anche alle particolari condizioni climatiche della Sicilia, diventa naturalmente “sostenibile”. E la filosofia personale di Gaetana si racchiude in questo conetto: “piccole cose che fanno le grandi cose”. Read more…

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Una storia che parte da lontano, che ha visto negli anni diverse generazioni e famiglie incrociare i loro destini profumandoli di sudore, ingegno e vino, lo stesso vino oggi riconosciuto in varie parti del mondo, nelle sue diverse etichette: sette per l’esattezza così come altrettanti sono i terreni in cui le diverse cultivar vengono impiantate e le cui uve vengono poi trasformate seguendo le indicazioni del noto enologo Carlo Casavecchia.

Oggi questa storia, quella di Valle dell’Acate, si profuma anche di cose buone da mangiare. Accanto alla storica cantina, c’è la Casa del Gelso nata da un’idea dell’ospitalità di Gaetana Jacono. Bella, energica, solare accoglie qui i suoi ospiti per narrare la storia del Cerasuolo di Vittoria, unica Docg dell’isola, che si intreccia a quello della sua famiglia e alla sua passione per il vino. È lei che insieme ad altri ha contribuito a quella sorta di rivoluzione del vino, di cambio generazionale, che ha fatto decollare la Sicilia enoica. Dopo una passeggiata per vigneti e visita all’antico palmento, si fa tappa alla Casa del Gelso, dove la stessa Gaetana ama cucinare e conversare con i suoi ospiti. “È a tavola, con gli amici, gustando cibi di qualità e conversando piacevolmente che si esalta il vino: il vino non sta mai da solo, sarebbe un peccato – afferma Gaetana- .

Per questo a Valle dell’Acate, accanto agli edifici ricchi di storia della Dispensa e del Palmento dove organizziamo le degustazioni e gli eventi per gruppi di persone, è possibile (su prenotazione) pranzare in una vera e propria casa colonica dove, in un unico corpo, si sviluppano in linea, seguendo il ritmo vitale dello svolgersi di una giornata, la cucina, la sala per la colazione, il pranzo e le degustazioni, il salotto e una camera dove riposare dopo il pranzo. Un luogo che celebra il convivio, la tavola e la cucina tradizionale siciliana”. Solo pochi posti a sedere, da quattro a 12: qui si può riscoprire il piacere di mangiare e bere in luogo familiare, intimo. I piatti proposti da Gaetana sono ricchi di gusto, sorprendenti per i profumi e gli ingredienti che rievocavano la Sicilia, la terra in cui è nata Gaetana: bravissima in cucina avendo avuto a modello una nonna che studiò in un collegio a Palermo acquisendo le conoscenze della cucina francese dell’epoca. Da lei apprese la raffinatezza nella creazione di certi piatti che però ha voluto rivedere inserendo dei tocchi di sicilianità.

Fantastici i vini abbinati fra cui un eccellente Cerasuolo di Vittoria Docg che anche in estate servito alla giusta temperatura risulta piacevolissimo da bere, sposando si bene a piatti di pesce.

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di Raffaele Foglia

Gaetana Jacono pronta a nuove sfide: «Ma la principale è valorizzare il Cerasuolo di Vittoria»

GAETANA JACONO«Questo è l’anno della svolta». Lo ripete più volte Gaetana Jacono, durante la visita alla cantina di Valle dell’Acate, in Sicilia. Lo dice con un sorriso che mostra anche un grande orgoglio per la sua famiglia, per la sua terra, per i suoi vini.
«Siamo qui da sei generazioni – spiega Gaetana Jacono – Agli inizi si lavorava per produrre il vino sfuso da mandare in Francia, a Marsiglia. L’export dei nostri vini era molto importante, a quei tempi. A metà dell’800 viene acquistato il fondo a Bidini. L’esportazione dei vini nel Ragusano si manteneva con il Cerasuolo di Vittoria, che in realtà era Frappato in purezza». Si utilizzava ancora il palmento, che era l’antico sistema di torchiatura delle uve: la struttura fa tuttora parte di Valle dell’Acate, come sorta di museo.
Ovviamente, rispetto agli inizi, la produzione è cambiata. «Nel 1981 viene costruita la nuova cantina che è sovradimensionata rispetto alle nostre attuali esigenze. Ma questo perché all’inizio doveva essere una cantina cooperativa che raggruppava i vari piccoli produttori della zona di Acate. Ma evidentemente la Sicilia non era ancora pronta a un progetto sullo stile Trentino-Alto Adige: infatti nelle annate buone i soci vendevano le uve all’esterno della cooperativa, perché venivano meglio pagati, mentre nelle annate cattive tornavano alla cooperativa, perché sicuri di avere un incasso».

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